Entries by Silvy Enterprise (6)
Abiti e monaci
28/02/07 19.02 Sempre in tema di turismo, vorrei prendere spunto dal nuovo logo "IT - L'Italia lascia il segno". Lodevole nelle intenzioni, il risultato è un po' deludente: bruttino nell'estetica, poco evocativo nel complesso (più che la nostra bella penisola, la "i" sembra un barbapapà).
Ma che cosa rende un logo giusto, centrato? Insomma, perchè la melina di Apple è bellissima? Perchè sono bellissimi gli iMac e gli iPod? Forse.
E se vendo servizi, anzichè prodotti, che caratteristiche deve avere il mio logo? Deve evocare i fattori distintivi della mia piccolaimpresa: creatività, affidabilità, prezzi modici, che altro? Deve essere gradevole allo sguardo? Deve far capire di che cosa mi occupo?
Prendiamo Google. Il brand (che coincide con il logo) è diventato il prodotto. To google è diventato un verbo che significa "cercare attraverso google". Un esempio stellare ...
Rimanendo coi piedi saldamente ancorati al suolo, il logo è comunque e sempre uno strumento di identificazione della piccolaimpresa e dei suoi piccoliprodotti e servizi. Se poi, col tempo, riesce anche a comunicare significati positivi, tanto meglio.
Chi si fosse appassionato al tema in maniera irrefrenabile può consultare il bel libro di Giampaolo Fabris e Laura Minestroni "Valore e valori della marca - Come costruire e gestire una marca di successo".
Time is on my side
15/02/07 10.42 La puntualità è una paranoia di pochi fanatici o ha un valore intrinseco? Lo strumentario dell’educazione civica, se esiste, la include o no?
Secondo me si. La puntualità è sinonimo di buona educazione, di attenzione e rispetto per gli altri. E questo è l’aspetto civico.
In campo professionale, poi, la puntualità è elemento qualificante: rispettare le scadenze di un gantt, arrivare puntuali agli appuntamenti, essere puntuali nelle riunioni interne con i colleghi non sono dettagli, sono essenza, distillato puro del professionista.
Un lavoro perfetto, consegnato in ritardo, perde una quota significativa della propria perfezione. Una riunione che inizia in ritardo e dura il doppio del tempo previsto è uno spreco di tempo e di energie.
L’eccezione è ammissibile. Il ritardo sistematico no.
Facendo qualche analisi, i ritardatari sistematici possono classificarsi, senza pretesa di esaustività, in due categorie principali: gli arroganti e i superficiali. La prima categoria non merita ulteriori spiegazioni. La seconda si. Ne fanno parte coloro che sono abituati a traccheggiare, a rimandare le decisioni più difficili, a crogiolarsi nella comodità delle cose che piacciono perché si conoscono già. Così facendo, si trovano a dover affrontare gli ostacoli quando ormai è troppo tardi, con le conseguenze note ...
Nella vita organizzativa, attenzione quindi ai ritardi sistematici: possono celare superficialità patologiche, molto pericolose, soprattutto laddove si lavora in team.Menti affini ...
23/01/07 13.32 Il sempre ottimo piccoloimprenditore, nel suo illuminante articolo sui blog, ha parlato di "menti di persone già affini". Il concetto è estremamente affascinante, pertanto raccolgo volentieri il "guanto di sfida".
Premessa: avere a che fare con persone che "ci sono affini" è, in tutti i campi, largamente preferibile: è più comodo, più efficiente, più divertente.
Tuttavia, l'universo della "non affinità" merita un'esplorazione seria. L'interazione con i "non affini" è faticosa: spesso non si riesce proprio a parlare lo stesso linguaggio. In questi casi è preziosissimo il contributo di decodifica che possono esercitare i mediatori di affinità, ossia coloro che si collocano un po' meno agli antipodi dei soggetti primari. Esempio: tra l'Amministratore Delegato e il venditore on the field un buon uomo di marketing può fungere da utile mediatore.
Superato lo scoglio iniziale della non comunicabilità, i "non affini" possono finalmente iniziare a ... litigare, praticamente su tutto. E' una fase che ha durata variabile, che spesso porta alla rottura definitiva, ma che in alcuni, fortunatissimi casi, si supera con successo. E qui viene il bello ...
A questo punto, gli sforzi congiunti vengono ripagati, con un totale ampliamente superiore della somma delle parti. La sintesi delle diversità è complessa ma esaltante, penosa ma avvincente. Dalla piccolaimpresa all'Unione Europea, questa è la sfida che dobbiamo saper raccogliere.
Il blog può aiutare? E' pensabile un blog che tenti di sincronizzare "menti di persone non affini"?
Il guanto ritorna ai sapienti della materia ...
Let’s talk about money
11/12/06 22.41 Sui giornali di oggi campeggia una notizia sconcertante: miliardi di euro giacciono derelicti in conti correnti, cassette di sicurezza, conti titoli ... abbandonati dai rispettivi proprietari addirittura da decine di anni.
Alla faccia della distrazione direte voi! E infatti, ci vuole una bella sbadataggine a dimenticarsi dei danè! Certo, le proporzioni macroscopiche del fenomeno inducono una riflessione meno superficiale e dai risvolti probabilmente poco allegri, che però non faremo in questa sede.
Un pensiero laterale mi pare invece più pertinente per noi: che cosa farebbero i piccolimprenditori e le piccoleimprenditrici se potessero improvvisamente ritrovare un simile tesoro? Per non esagerare e per celebrare il sommo Brunetto Latini, diciamo un tesoretto da 25.000 euro?
Lavorare stanca
30/11/06 19.30 Così scriveva Cesare Pavese. Trattasi di sicuro di affermazione non del tutto destituita di fondamento.
Tuttavia, il piccoloimprenditore lavora e rilavora e più che stancarsi ... evolve. Diventa una specie di mutante che metabolizza dosi sempre più massicce di lavoro, che fagocita ritmi e complessità al limite dell’umana comprensione ...
L’essenza del piccoloimprenditore è la capacità di spostare i confini della realtà oltre l’universo razionale. Perché solo il vero piccoloimprenditore è ossessionato, in modo direi spasmodico, dalla volontà di assecondare le richieste del cliente, persino contro i limiti oggettivi delle sue capacità e, soprattutto, del tempo.
Per questo adoro i piccolimprenditori. Specialmente quelli che hanno il coraggio di accettare tutte le sfide e di lottare contro il tempo. Loro non deludono mai!
Tutti Insieme Appassionatamente
22/11/06 19.30 La piccolaimpresa è fatta di piccoli uomini e donne che ambiscono a fare cose grandi.
Ciascuno secondo le proprie aspirazioni (= ciò che voglio fare), capacità (ciò che posso/so fare), valori (ciò che ritengo giusto fare).
Questa semplice alchimia, che chiameremo per semplicità “piccolotriangolobastardo”, nasconde insidie terribili. Infatti, è difficilissimo trovare “enne” piccolitriangolibastardi perfettamente sovrapponibili e/o complementari.
E solo la sovrapposizione o il complemento generano l’armonia naturale della piccolaimpresa.
Vediamo come.
La sovrapposizione è quella che si chiama comunemente “unità di intenti”, che consente di andare insieme nella stessa direzione, tutti convinti che così facendo si arriverà in un posto meraviglioso, proprio il migliore al mondo. Esempio: Team di bob a 4.
La complementarietà è l’effetto puzzle: ovvero i singoli elementi differiscono tra loro e proprio grazie a questa diversità possono unirsi e creare una terza cosa. Esempio: Stanlio e Ollio.
Normalmente, i piccolitriangolibastardi non sono né perfettamente sovrapponibili, né perfettamente complementari. E qui cominciano i problemi. Gli esempi si sprecano, ma giusto per capirsi: Carlo e Diana, i Beatles dopo Yoko Ono, l’Inter per enne anni ...
Anche perché ogni piccolaimpresa può contare normalmente su un numero limitatissimo di equilateri, discreto di isosceli, abbondanti scaleni e purtroppo anche qualche scaleno ottusangolo.
La forma del triangolo non mina tuttavia la validità della sovrapponibilità e/o complementarietà. Due scaleni ottusangoli sovrapponibili vanno d’amore e d’accordo. Il rischio è che si incaponiscano a vendere ghiaccioli in Lapponia, ma comunque in piena armonia.
Ora, il vero problema di ogni piccolaimpresa è gestire le situazioni che sono altre rispetto all’armonia.
Una cosa che si può cercare di fare è allineare i piccolitriangolibastardi su uno stesso vertice, quello delle capacità, in modo da favorire all’interno della piccolaimpresa una base comune di conoscenze teoriche e applicate.
Ad esempio, nella mia piccolaimpresa tutti devono saper costruire una presentazione in powerpoint che abbia un filo logico, devono saper scrivere una lettera in inglese in tempi ragionevoli, devono salutare con un bel sorriso tutti coloro che girano negli uffici, colleghi, clienti o fattorini che siano. Insignificante? Inutile? Provare per credere diceva qualcuno. 3 cose semplici che tutti, ma proprio tutti, devono saper fare. E quando le prime 3 cose sono metabolizzate, via con altre 3 cose nuove.
E vedrete che i piccolitriangolibastardi inizieranno ad addolcirsi un po’.
Silvy Enterprise



